Skip to main content

Full text of "I filosofi immaginarj; dramma per musica, da rappresentarsi nel Real Teatro del fondo di separazione"

See other formats


FILOSOFI 

IMMAGINAR  J 

DRAMMA  PER  MV  S I C  A 
DA  RAPPRESE  NT  ARSI 

EL  RE  AL  TEATRO  DEL  EONDO 
DI  SEPARAZIONE. 

DEDICATO 

aLL  A  MAESTÀ4 

ER  DIN  ANDO  IV. 

Nostro  amatissimo  Sovrano. 


V  NAPOLI  MDCCLXXXVllt 

Con  licenza  di  Superiori  K 


S.  R.  Mi 


SIGNORE. 

'QE  il  Dramma  oiocofo, 
O  che  fi  efpone  prefente-* 
niente  fulle  Scene  di  qvre^ 
flo  Voftro  Real  Teatro  del 
^Fondo ,  ed  ha  per  titolo 
/  Filofqfi  immaginari ,  farà 
fclem  ente  mente  accolto  da 
V..M. ,  andremo-noi  faftofi 

A   2  aver 


d'aver  potuto  contribuire 
a  folle  vare  Y  animo  voftro; 
dalle  paterne  cure,  che  vi 
coftano  quefii  Felici  Regni, 
ed  ardiremo  fperare  ,  che 
fiano  benignamente  da  Voi  « 
graditi  gli  omaggi  della  do- 
vuta totale  fommiffione  , 
con  cui  abbiamo  Y  alto 
onore  di  raffegnarci, 


ji 


Umìlifs.  e  "Devonfs.  Vajfallì. 
1  Cavalieri  Intereifati, 


] 


ZUMA  «m 

Ballo  Eroico  in  cinque  arti 
Compofto ,  e  diretto 
DA£  SIG.  GIAMBATTISTA  GIANNINI. 

A  R  G  O  M  E  N  T  O. 

TRa  le  leggi ,  che  troppo  barbar»  rendeP 
vano  la  condizione  delle  Peruviane  dna-; 
selle ,  una  ve  n'  era ,  la  quale  condannava  a 
morte  unitamente  allo  sposo  qualunque  d'esse 
maritata  fi  fosse  con  uno  fteaniero  ,  L'abo- 
lizione di  tale  usanza  fi  è  dovuta  ad  uno  Spa- 
gnuolo ,  il  quale  ritiratofi  con  alcuni  de*  suoi 
nel)'  interno  di  quelle  terre  per  non  essere 
complice  di  tutte  le  crude: la  >  che  dagli  Eu- 
ropei esercitavano  contro  gl'  infelici  America- 
ni, fi  portò  in  Cascamaica  presso'  Atahualpa, 
al  quale  rese  non  pochi  servigj  .  In  vaghi  tofi 
Gusmano  della  bella  Zuma  9  seppe  .accenderla 
di  pari  ardore  r  ìa  sposò  f,  e  madre  la  rese 
d'un  figlio.  Impegnato  frattanto  Àtahualpa  in  ' 
una  lunga  guerra  diede  il  comando  della  sua 
armata  a  Gusmano  ,  il  quale  dovette  perciò 
abbandonare  la  Consorte ,  a  cui  aveva  il  Re 
deftinato  r onore  d'innalzarla  al  Trono  col 
darle  la  mano.  Lr azione  principia  dal  ritor- 
no di  Gusmano  vincitore.  L'indifferenza  di 
Ziuua  pel  Sovrano ,  le  gelofie  di  quello  i  i 
A    3  tra- . 


6 

trasporti  di  Gusmano  ,  e  V  indiscrezione,  com- 
pagna indivi fibile  d'un  amore  vivace,  mantft- 
lìano  1?:  colpa  di  Zuma  ,  e  formano  T  intrec- 
cio del  ballo.,  il  quale  finisce  lietamente  col 
perdono,  che  Atahualpa,  nulla  curando  k  fa- 
natiche esortazioni  del  Gran.  Sacerdote ,  ac- 
corda ai  due  spofi  i 

Se  un  soggetto  del  tutto  ideale  ,  ed  atto  a 
presentare  qualche  novM  a  quefto.  illuminata- 
pubblico  può.  meritare  qualche-  compatimen- 
to, sarò  io  tanto  più  contento ,  quanto  allon- 
tanandomi in  quefta  mia  produzione  dalle 
traccie  di  chi  trattò  fimili  soggetti ,  ho  lascia- 
to libero  campo  alla-  mia  immaginazione  , 
ragione  per  cui  ardisca  sperare  possa  avere 
migliore  efito  di  quelli,  net  quali  ho-  cercai 
fa  df  imitare  piuttofìo  che  inventare  * 


PER- 


personaggi! 


ATAHUALPA  Re  d'una  parte  del  Perù  . 

Il  Signor  Francesco  £  Amato. 
ZUMA  Principessa  Peruviana  segreta  moglie  di 

La  Signora  Elena  Dondì . 
GUSMANO  nobile  Spagnuolo  . 

Il  Signor  Gio:  Batti/la  Giannini  . 
AZELIA  Confidente  di  Zuma/ 

La  Signora  Samaritana  DeJIefani  j 
ZOREMO  Sacerdote  del  Sole  / 

II  Signor  Tommaso  Gherini  • 
ZELISCHAR .  ) 

II  Sig.  Pasquale  Angiolini .  )  Confidenti  di 
HUASCAR .  )  àtìtàùffl 

Il  Sig.  Francesco  Sichera.  ) 

Piccolo  Figlio  di  Zuma  r  e  Gusmanor 
Guardie  Reali  ) 
Donzelle.       )  Peruviani  . 
Soldati .  | 
Soldati  Spagnuoli , 

L'  azione  fi  rappresenta  in  Cascamalca* 


A  4  AT- 


3 

ATTO  I. 


Appartamenti  di  Zuma . 

ZUma  accarezzando  il  piccolo  suo  figlio 
esprime  ad  Azelia  il  timore  ,  che  ha  > 
non  fia  scoperto  il  furtivo  imeneo  >  che  ha 
contratto  con  Gusmano  ;  P  amica  cerca  di  con- 
solarla ;  sentendoli  intanto  venire  qualcheduno, 
Zuma  fa  nascondere  il  figlio ,  il  quale  è  ap- 
pena celato  ,  che  arriva  Huascar  ,  il  quale 
annunzia  a  Zuma ,  che  il  Re  la  vuole  in  sua 
presenza .  Un  tale  comando  sorprende  le  due 
ajniche ,  Azelia  però  configlia  Zuma  di  ob- 
bedire immantinenti  ,  vi  consente  essa>epar.i< 
te  preceduta  da  Huascar. 

atto  n. 

Gran  portico  superbamente  apparato  9  còrrk 
spandente  mI  Tempio  «  Trono  da  un  lato . 
Sole  lucidiamo  sull'Orizzonte. 

ATahualpa  affiso  sul  trono  riceve  gli  omag-^ 
gi  de'  suoi  sudditi  :  i  Sacerdoti  intanto 
fanno  le  loro  preghiere  ,  finite  le  quali  fi  co- 
mincia una  danza  generale ,  la  quale  è  inter- 
-  rotta  dal  suono  d' iftromenti  guerrieri  -,  che 
annunziano  il  ritorno  di  Gusmano  vincitore , 
il  quale  presenta  i  prigionieri  al  Re ,  che  lo 
ftringe  al  seno ,  e  lo  colma  di  doni  ;  poi  scen- 
de dal  trono,  ed  ordina  una  nuova  danza  ca- 
ratteriftica  ,  durante  la  quale  fi  avvanza  Hua- 
scar seguito  da  Zum^ ,  ed  Azelia ,  Nel  vede- 
re 


re  condur  Azelia  avariti 't  Sovrana  teme  Gus- 
mano  dì  vedere  scoperto  il  suo  matrimorlio - 
ed  i  due  sposi  cercano  avidamente  di  parlar, 
fi  di  nascofìo  del  Re ,  i  cui  cenni-5  ftanno  an- 
fiosamente  aspettando  ;  ma  la  loro  irresolu- 
zione finisce  ben  prefto  nel  sentire  r  che 
Atahualpa  dichiara  r  che  Zuma  ha  da  essere 
sua  sposa.  Ciò  è  un  colpo  di  fulmine  pei  due 
sposi .  Gusmano  varrebbe  palesare  il  tutto  al 
Re  5  ma  fi  trattiene  nel  pensare  alla  fondia- 
legge  .  Intanto  Zoremo  avvisa  essere  il  tutto- 
pronto  per  celebrare  le  Reali  nozze ,  prende 
per  mano  il  Re,  e  Zùma,  e  li  conduce  ver- 
so J'  ara  .  Incapace  Gusmano  di  ulterior  rl- 
fleflione  vola  per  opporvifi  j  poi  fi  ferma  nei 
vedere  ,  che  Zuma  atterrita  cade  svenuta  trai- 
le braccia  delle  donzelle  ,  che  la  portano  al- 
trove ;  Mentre  Zuma  si  allontana .  Gusmana 
fa  un  atto  di  disperazione,  e  frettoloso  la  se- 
gue .  Atahualpa  rimane  sorpreso  f  ma  il  Sa- 
cerdote lo  mette  in  sospetto  di  qualche  intel- 
ligenza segreta  tra  lo  Spagnuolo  ,  e  Zuma  >f 
onde  il  Re  pieno  di  gelosia  giura  di  farne 
aspra  vendetta  ;  chiama  Zelischar  ,  gli  ordi- 
na di  penetrare  negli  appartamenti  di  Zuma,, 
e  d' indagare  ogni  cosa  j,  ciò  fatto  parte  se- 
guito da  tutti . 


i  S  ' 


ATTO  IIL 


Appartamenti  dì  Zuma  « 

Rinvenuta  Zuma  si  fa  portare  il  figlio  i 
che  abbraccia  %  e  raccomanda  al  Cielo: 
Frattanto  arriva  Gu-smanp  r  si  precipita  ai 
piedi  di  Zuma ,  e  ftringe  alternativamente  al 
seno  il  figlio  ,  e  la  madre  .  Rimafti  poi  soli 
si  abbandonano  alla  disperazione  .  Zelischais 
I  intanto  ,  che  non  veduto  gli  ha  sorpresi ,  ed: 
ha  osservato  il  tutto  h  corre  ad  avvertirne  il 
Sovrano  y  il  quale  sopraggiungendo  mentre  i 
,  due  amanti  rincoraggiti  si  fanno  le  più  tene- 
|  re  espreifioni  ,  vorrebbe  avventarsi  contro 
i  Gusmano  ma  Zelischar  rimpedisce-,  finche- 
impugnato  un  dardo  si  lancia  per  vibrare  il 
colpo  fatale-;  ma  è  trattenuto  da.  Zuma  La 
quale  vedendo  Gusmano,  disarmato  gli  fa  iftan-- 
za  ,  ed  ottiene  ,  che  parta .  Frattanto  le  guar- 
die accorrono  allo  ftrepito  ,  il  gran  Sacerdote- 
si  "avvanza  r  e  dichiara  essere  ambidue  i  rei 
degni  di  morte  .  Atahualpa  fa  inseguire  Gus- 
mano  :  Zuma  tenta  di  placarlo  r  ma  inutil- 
mente, poiché  sordo  alle  sue  preghiere  la  la- 
scia in  mano  ai  Sacerdoti  ,  i  quali  la  fanno, 
ftrascinare  dai  Soldati  al  luogo  del  suppliziOo. 
Appena  il  Re*,  che  la  seguita  ,  è  partito ,  en- 
tra Gusmano  coi  suoi  ,  La  confidente  accor- 
re col  figlio  ;  lo  Spagnuolo -lo  prende  in  brac- 
cio y  |  si  affretta  a  soccorrere  la  sposa 


AI- 


ATT   O  IV. 


Luogo  sotterraneo ,  dejlìnctto  al  Supplici^ 
de  rei  * 

MEntre  lr  infelice  Zuma  si  avvanza  verso» 
f  ara  r.  si  sente*  un  gran  rumore  d' ar- 
mi y  che  sbigottisce  gli  alianti ,.  i  quali  dopo 
una  valida  residenza  sono  mefTi  in  fuga  dagli 
Spagnuoli  -  Gusmano-  dopa  avere  difeso  se 
itesso ,  ed  il  figlio  da  un  Americano  ,  che 
T'ha  affrontato  ^  accorre  in  soccorso  di  Zumar 
che  prende  per  mano  ,  e  parte  seguito  dai 
suoi ,  Sopraggiunge  da  lì  ad  un  momento  il 
Re  :  il  suo  orrore  è  indicibile  nel  vedere  le 
are  atterrate >  e  quel  sacro  luogo  profanato 
Furioso  ,*  ordina  ai  suoi  di  perseguitare  i  rei, 
e  farne  orrida  flrage.  Tutti  giurano  di  ubbw 
dirlo  puntualmente ,  .e  partono 

a  t  t  a  v; 

Luogo  magnifico  ripieno  di  trofei ,  ed  armi  y 
in  lontano  fi  vede  la  Cittì ,  e  fi  scoprono 
diverse  navi  Spagnuole  o> 

GUsmano  ,  che  {Trascina  la  moglie ,  ed  il* 
figlio  tremanti,, arri  va  frettoloso  per  im- 
barcarsi ;  neiriftante  comparisce  Atahualpa 
con  molti  de^suor ,  parte  de?  quali  va  ad  in- 
cendiare le  navi  ,  e:  parte  dopo  una  lunga* 
zuffa  perviene  a  disarmare  i  Spagnuoli .  Con-J 
tento  il  Re  di  ciò  sospendè  le  fìragi,  e  con** 
soltanto  i  due  sposi  a  morte  .  A  tald 
fa  6>  an-* 


J<2 

annunzio  memore  Gusmanò  de'heneficj  *ice- 
vuti  da  Atahualpa,e  dei  servigj  a  luirenduti 
fi  profìra  unitamente  alla  sposa ,  ed  il  figlio 
ai  piedi  del  Sovrano, e  presentandogli  la  spa- 
da lo  prega  di  dar  loro  di  sua  mano  la  mor- 
te, e  gli  svela,  che  quel  figlio  è  un  dolce 
!  pegno  del  nodo  indissolubile  ,  che  a  Zuma 
ir  unisce.  Tutti  reftano  sorpresi  .  Atahualpa 
irefta  un  momento  indeciso;  un'occhiata ,  che 
dà  a  quei  tre  oggetti  di  pietà  lo  intenerisce  % 
e  nulla  curando  le  protette  del  Sacerdote  % 
unisce  di  sua  mano  la  coppia  fedele  ,  perdona 
ai  loro  seguaci  ,  ed  ordina  una  danza  gene- 
rale, che  dà  fine  air*a?ÌQne> 


la 


la  Mufica  è  del  celebre  Signor 
D.  Giovanni  Paifiello  ,  Maeiìro  di 
Cappella  Napolitano  all'attuai  fer- 
vi zio  delle  LL.  MM.  in  qualità  di 
Compofitore . 

Primo  Violino  dell' Orcheftra . 
D.  Liborio  Papa* 

Pittori  per  il  nuovo  Scenario  sì  del 
Dramma,  come  de' Balli.  - 
Gli  Signori  Ignazio  %  ed  Ilario 
de  Gotti  * 

Machinifìa  . 

Il  Signor  Lorenzo  Smiraglìa* 

Inventrice  ,  e  Direttrice  del  Veftiario 
La  Sig.  D.  Antonia  Buonocore  Cutillo, 
Appaltatrice  del  Vejiiario  del  Real 
Teatro   del  Fonda  ,  e   del  Keal 
Teatro  di  S.  Carla. 


La  Scena  fi  finge  in  Cafa 
di  Petronio  . 

Fife* 


F  £  R  S  O  N  AGGI: 

CLARICE 

La  Signora  Maria  Mandìnt  + 

CASSANDRA . 

Leu  S'ignora  Camilla  BolinL. 

GIULIANO  amante  di  Clarice. 
Il  Signor  Stefano  M andini  * 

PETRONIO  Padre  di  Clarice,,  e  di 
Cafiandra ... 

Il  Signor  Serafino  Blasj \. 

Leandro,,  e  1  Seguaci  di  Petronio,, 
Focione;       JT    ed  altri  fcolari . 

Macrobio,e*  1  Seguaci  di  Giulia- 
Tiburzio*      jT     no    ed  altri  * 

Non.  ejfendbvì  parte  adattata  pel  Te- 
nore Signor  Calve/i  r  giacche  folatnente 
quattro  perfónaggi  ammette  codefto  libro  r 
fi  è  dovuto  necejfariamente  privare  il 
pubblico  di  quefto  Cantante;;  [per  andò  fi 
malgrado  ciò  di  vedere  accolto  quejlo< 
Jpettacola  colla  /olita  urbanità  %  ed  in*- 
iul^enz<x  * 


ATTO  PRIMO* 


SCENA  PRIMA* 

Camera  da  Studio  * 

Petronio ,  Cafandra^  ed  i  feguaci  di  Vetro 
lutti  seduti  a  varj  tavolini  in  atto  di 
attentamente  Jìudiare  ,  indi  Clarice 
eh  sopragiunge 

CU*  T  7^  Signor  di  buono  aspetto* 
Ben  veftito ,  giovanetto  ,. 
Vi  domandà  permiflione 
Di  poter  con  voi  parlar  • 

L  *  a  2.  ZI  •  .  .  zi  .  .  .  zitto ^ 

eia»*    Piano  pianov 

(  Co!  libracci  sempre  in  mano, 
Voglion  quefti  delirar.  }, 

Feti     Che  penfieri  V 

Cas.     Che  scoperte  ! 

Peti     Che  argomenti  !5 

Cas»     Cfo'  esp reffione  !' 

Cla*.    Dite  almeno  in  conclusone  ^ 
Debbo  farlo  qui  entrar  ? 


Pet.     Dì  ,  Clarice ,  cosa  brami  ? 
Claé     Un  Signor  vi  vuol  parlare: 


Deve  entrare  ?  deve  andare  ?..«., 
RisnOnderc  sì,  o  no  ? 


Q.  ZI  .  •  .  Zi  .  ,  .  Zitto 

Quefta  è  bella  ti 
Chetamente  a  dirgli  torno, 
Che  ritorni  un  altro  giorno  , 
E  così»  la  finirò;       va  per  partir?** 


Fe%. 


ìt5  ATTO 
Tet.     Sì  ,  che  venga     no  :  che  aspetti 
Cas.    Venga  pur  ,  chi  vuol  véaire  : 
Io  già  penso  di  partire  , 
B  lasciarvi  in  libertà  . 
Tet.  ^  Ecco  qui  che  sul  più  bello 

Cas.    tutti  Viene  quefto ,  torna  quello  r 
Li  Scolari    E  lo  ftudio  fe  ne  va. 
CU*     Perderanno  già  il  cervello: 

%iefto  il  fine  poi  sarà  .  {a} 
SCENA  II. 
Petronhx^  e  C  a  [f andrà. 
ta&    A  Ndiamo  altrove  a  compiere 
jLjL  I  difturbati  ftudj;. 
Farò  coi  carmi  armonici 
Farò  il  mondò  risorgere 
Dal  lezzo  in  cur  ritrovali. 
Tet.  Gran  talento  tu  fei ,  figliuola  amata  V 
Certo  è  un  peccato,  che  alla  sola  Poefia* 
Tu  ti  sei  data.       Cas.  Se  alla  Poefia 
Dedita- io  fono,  non  per  quefto 
11  Studiar  Filosofia  ella- m'arreda  . 
La  prima  mi  solleva  : 
La  feconda  m'alletta;  e  foltanto 
La  feconda  io  preferifco  , 
In  quanro  che  allo  fpirito  ponvienfi 
Il  primo  luogo  ognor  su  i  noftri  seni,. 
JPet.  Gran  talento!  gran  mente  !  gran  figliuola  f 
Cenando  tu  parli  ,  il  cor  mi  fi  consola  • 
Or  parliamo  fra  noi  ,  Calandra  mia  i 
La  tua  filofofia 

Ti  farebbe  inclinare  a  viver  sola, 
O  a  voler  dare  al  mondo  accompagnata 
Qualche  ftlofofia  di  nuova  data? 
Cas.  Oh  cofa  dite  mai  !  PcU  Tel  dico  ,  o  figlia* 
Perchè  potrebbe  il  cafo 

Lean- 

<a)  Parte  Chvice-,  e  partono  anche  li  seguaci }  e 
scolari  di  Petronio  »  , 


PRIMO*  i? 

Leandro  ,  o  pur  Focione 
Soddisfare  a  cotefta  inclinazione  • 
Cas.  Lascio  alle  groffclane  , 
Alle  donne  volgari 
Il  dar  penfiero  a  cosi  baffi  affari» 
A  più  nobili  oggetti  ^ 
Ho  innalzato  lo  fpirito  f 
E  a  trattar  con  difprezzo 
I  senfi  e  fa  materia  io  già  mi  avvezzo» 
Perciò  lontana  affatto 
£)'  affoggettarmi  a  un  uomo , 
Che  fcliiava  mi  faria  , 
tAi  fon  sposata  la  filosofia. 
Di  marito  il  nome  solo 

E'  una  cosa,  che  m'è  odiosa, 
Faftidiosa ,  tormentosa  , 
Che  mi  fa  raccapricciar, 
Peggio  ancora  quando  io  fento  t 
Che  derfigli  fi  han  da  fare  : 
Quefta  cosa  non  mi  pare 
Di  doverla  sopportar.  fatte* 
S   C    E   N   A  1X1. 
Petronio  >  e  poi  Giuliano. 
l?ef,f~\R  veggiamo  chi  fia  che  mi  domanda. 
V/  Mettiamci  in  primo  luogo  in  pofitura, 
Che  dia  riputazione  . 
Venga,  chi  ha  da  venire, 
CW  egli  è  Padrone .  {a} 
Ciu.  Signor  riveritiflìmo  : 
Padron  mio  ftimatiffimo: 
Giulian  Tiburla  io  son.uomo  affai  ricco  « 
Se  mi  prendo  l'ardire, 
Se  vi  reco  difturbo, 
Se  importuno  vi  sono  , 
Inclinato  vi  chiedo  umil  perdonò* 
Pet.  Oh  quanti  inchini!  bafta...  così  bada.;; 

Odio  m 

(a)  Va  a  sedere  al  tavolino  e  spiego,  molti  UbtM 


j8  ATTO 

Òdio  tutto  il  superfluo  *  Io  son  filosofai 

E  alla  buona  vivendo  ,T 

Non  dò  altrui  soggezion,  nè  me  la  prendo* 
Giù.  Ho  capirò  :  e  và  bene  •  {a) 

Vi  dirò  dunque  ,  che  un  aflfar  de' soliti, 

Che  al  Mondo  fi  concludono 

Di  voi  mi  fa  venire  alla  presenza, 
Tet.  {  Mi  tratta  ben  coftur  con  confidenza  .  (6) 

Non  saluta  nemeno,  )  Io  da  che  nacqui 

Intefi,  che  al  ftarnuto 

Si  corrisponde  con  civil  saluto . 
Giù.  Er  fupertluo  un  tal  atto  al  parer  mio  : 

Son  come  voi  filosofo  ancor  io* 

Ora  veniamo  al  pianto  , 

Voi  avete  una  figlia? 
f  ét  Ne  ho  due .  La  prima  ha  de?  talenti  rari  r 

E  raffomiglia  al  Padre  : 

Un'altra  poscia  la  sua  madre  imita , 

Ed  è  scarsa  d' ingegno  ,  anzi  è  sciapita» 
Giù.  Lafciamo  da  una  parte 

Quella  che  ha  in  se  talenti  rari  ,  e  belli  r 

E  dell'altra  sciapita  or  fi  favelli  . 

Io  T  ho  veduta,  e.  piace  agli  occhi  miei  : 

&  amo,  e  sposarla  in  fra  tre  di  vorrei, 
Tef.  (  Sentite,  che  franchezza!  ) 
5   Qualunque  ella  fi  fia  ,  fapete  voi , 

Ch'  è  figlia  di  un  filosofo  par  mio  ? 
Giù.  Vel  diffi  :  fon  filosofo  ancor'  io  *• 
Tet>  E  bene  difcorriamola  , 

Vedefte  alcun  trattato 

Del  parlar  degli  uccelli  ? 
GìU.  Oibò  ,  non  bado 

A  tali 

(a)  Si  mette  il  coppello  in  te/fa  ,  pipita  una  se- 
dia y  e  fiede  dall'  altra  parte  del  tavolino  , 
sdrajat amente  contrafacendo  Petronio^ 

(t>)  Mojtra  dY  inquietar  fi  i  e  vorrebbe  dir  qualche 
cosa  p  ma  fi  trattiene ,  volgendofi  ajìarnutan» 


PRIMO*  19 

A  tali  fcioccherie  .  (a) 
Pet.  Che  ?  Come  ?  Scioccherie  ?  Sapete  voi  y 
Che  1*  ufignuola  allora 

Che  fa  ciò.,,  ciò,-  ciò.,,  ciò...  che  il  Cardellino 
Col  far  girl  g  rì  .  .  * 
E  facendo  h  Lodola 
Girò  ,  lirò  ,  lirò  .  .  . 
Parlano  fra  di  loro,  e  che  chi  aveffe 
La  cognizion  di  tal 'favella  ofeura , 
Ogni  arcano'faprìa  della  natura  ? 
Gìu.  Ah  ...  ah  .  *  .  cotefte  ciance 
Da  una  parte  lafciamo,,  . 
E  di  Clarice  un  poca  noi  parliamo i 
PeU  Ciance  voi  le  chiamate  !  adirato* 
E  che  direte  poi  dell'' eliiropia  , 
Che  l'uom  rende  inviabile? 
E  che  in  vece  di  quella. 
Col  deflro  occhio?  del  lupo  f 
E  con  erbe  e  radici  diftillate  .  •  • 
Giù.  Dalle  rifa  crepar  voi  qui  mi  fate.»,  (b) 
Pet.  L'ignorante  che  liete  ! 
Qualunque  fia  mia  figlia,  or  vi  rifpondo, 
Che  a  voi  non  la  darei  r  cadeffe  il  mondo» 
A  voi  darla  in  matrimonio, 

Per  coscienza  io  non  potrei  : 

Ignoranti  voi ,  e  lej , 

Bella  unione  in  verità  * 

Nafcerian  degl'  ignoranti  ; 

Ma  pazienza  :  andiamo  avanti  t 

Tornan  quefti  a  maritarli  , 

E  vedere  a  procrearti 

D'  ignoranti  bambinelli 

Una  grande  quantità  :. 

Cosa  nasce  ?  che  nel  giro. 

Di 

(a)  Petronio  fi  alza?  con  impeta  r  e  Giuliano  fi 
alza  ancora. 

(b)  Ride  forte  ,  e  t  interrompe  ♦ 


so  ATT  0 

Di  tre  secoli  in  foftanza  ,  > 
Tutto  il  mondo  già  rimiro 
Pieno  folo  d' ignoranza  r 
E  la  colpa  saria  mia 
Per  sì  ria  beftialità  .  parte» 
S   C    E    N   A  IV, 
Giuliano  solo. 

OH  ignoranza  davvero  !  oh  vifionario  ! 
Che  pazzo  da  catena  !: 
Se  qui  reftar  dovette 
V  amabile  Clarice 

Troppo  troppo  sarebbe  ella  infelice  y 
Ma  adefTo  che  ho  fcoperto  il  pazzo  umorei- 
^Mi  fuggerifce  Amore 
Una  ftrana ,  e  bizzarra  fantafia, , 
Per  far  sì  che  Clarice  oggi  fia  mia»  Parte» 
SCENA  V, 
Gabinetto  » 
Clarice  ,  e  Caffandra  • 
Ctf^TT^D  è  vero>  Clarice,  (-rito? 
JQj  Quel  che  ho  da  noftra  madre  or  or  sea- 
E'  vero  che  inclinate  ad  un  marito  ? 
tkx  SI,  forelìa  * 
Cas.  Si  ,  dite  ! 

E  quefto-  fi  potrà  mai  sopportare 
Senza  un  gran  mal  di  cor  ?  Senza  tremare  ? 
Cla.  Che  cofa  ha  il  matrimonio  di  sì  orribile  r 

Che  fi  debba  tremar  foto  in  parlarne? 
Cas.  Oh  ^ia»..  Cla*  Come?  Ca$*  \7h  dico. 
Non  concepite  voi  ciocché-  allo  fpirito^ 
Cifre  di  nauftfofo- 
^Solo  il  nome  dì  fpofo"? 
Non  vedete  di  queiìo 
Le  confeguenze ,  il  seguito  moleftc1.? 
Cla.  Altro  feguito  poi 
Io  nm  ci  io  vedere  t 
Che  il  partorir  de' figli* 


PRIMO.  si 

Cas.  Ed  a  sì  baffi  oggetti 
Potete  dar  penfier  ?  Cla.  Neil  m  mia 
Cotte  M  vn-eglio  far  fi  potria  ? 
Cas.  latitate  me  fteffa: 
Darvi  tutta  allo  ftudio 
Per  eflfere  onorata 
Del  bel  nome  di  donna  letterata.. 
CU.  Cara  forella  mia.,  fe  il  voftro  fpirito 
JSIato  è  per  follevarfi  ,  il  mio  eli'  è  fatto 
Di  pafta  affai  più  groffa , 
Sembra  che  tar.to  in  alto  andar  non  pofla# 
Dunque  che  fi  ha  da  far?  Noi  feguiremo 
Ciafcuna  il  noftro  iftinto  . 
Voi  fin  fopra  le  ftelle 
Sollevando  i  penfieri , 
Godrete  degli  akiffimi  piaceri. 
Ed  io  che  a  sì  .alto  volo  ho  ferme  T  ali* 
^Gufterò  dei  piaceri  baffi ,  e  triviali  ♦ 
Una  donna  letterata  , 
-Che  parlar  voglia  il  latino , 
£ta  di  fetenza  un  Calepino 
Parli  come  un  Cicerone , 
Farà  rider  le  perfone , 
Ed  ognun  la  burlerà  . 
Io  /per  me  d'età  nel  fiore 
Spender  voglio  il  tempo.,  e  Tore 
Tra  feftini  ,  balli  ,  e  canti 
Fra  diletti  ,  e  cento  amanti , 
E  fon  certa  che  il  mio  core 
Dal  piacer  giubilerà . 
&4S.  Non  più  per  carità  ;  non  più  :  mi  fento 
Arroffire  per  voi  : 
Mi  fento  venir  male  ; 
E  fe  vuò  prender  fiato  , 
Convien  ,  eh1  io  me  ne  vada  a  precipizio 
A  leggere  Catfefio ,  o  pur  Leibnizio .  parte 


SCE* 


«  ATTO 

SCENA  VI. 

Giuliano  ,  e  Clarice  . 
|  Giù.  A  Lfine  fe  n'  è  andata  .  Anima  mia  , 

jT\  Colgo  quefto  momento 
|     Per  dirvi  quel  che  ho  fatto  . 
Cla.  Qual  trovafte  mio  padre? 
(  ìu*  Un  matto,  un  matto,, 
i  CTa%  Dunque  ,  caro  Giuliano  ? . .  . 
i  Giù.  Il  noftro  affetto  ,  no,  non  farà  vano  * 
j|     Mia  fpofa  voi  farete  . 
{  Cla.  Ma  il  Padre?  Giù.  Non  temete  : 
S     Bafta  che  voi  ,  mia  cara  , 

Mi  diate  permiffione 
\     Di  poter  efeguire  un'  invezione  « 
1  Cla.  Io  turto  vi  concedo , 
!     Se  il  vpftro  onore  e  il  mio 
"Non  fente  -danno  in  quefto  . 
Giù*  Ho  intefo  .  Addio . 
C}a.  Pian ,  piano  :  dove  andate  ? 
Giù.  Ad  efequire  il  mio  penfier.  CA*.  Fermate. 
Mi  lafciate  così  ì  Giù.  La  cofa  preme  ♦ 
Poco  ancor  manca  ,  e  ftarem  fempre  infieme* 
Vi  lafcio  in  pegno  il  core , 
Credetelo ,  ben  mio  , 
Parto..*  pia  torno..  *  addio  j 
Fra  poco  il  noftro  amore 
Contento  refterà . 
Splenda  di  gioja  un  lampo 
In  quel  leggiadro  vifo  : 
Àh  che  quel  dolce  rifq 
Tutto  br  llar  mi  fa  • 
Qué{  rifo  (bave 
Ravviva  il  mio  core* 
Corremo  maggiore 
No  »\ion  fi  può  dar  « 
<Su  queftà  manina 
Ti  g\\xio  ,  carina  , 

*Pà 


PRIMO.  n 

Più  fervido  amore 
Non  giunfi  a  provar  .  farti* 
Cla.    Mi  fia  guida  la  mia  ftella 

Nel  dubbiofo  mìo  cimento  : 
Ah  pur  troppo  il  cor  già  fento 
Nel  mio  feno  palpitar  .      parte  4 
S   C   E   N   A  VII. 
Tetronio,  e  poi  Clarice . 
J?gt.f~~*  Rande  ignoranza  al  mondo  ! 
\JT  Per  potere  inviabile 
Andar  fra  le  perfone 
Ero  già  alfine  della  operazione  : 
Sol  mi  mancava  il  deftr' occhio  del  lupo: 
Ho  ferino  ad  un  amico  per  averlo  , 
Ma  quantunque  affai  chiaro  io  V  abbiaferitto, 
Il  fmiftro  inandommi,  e  non  il  dritto» 
Oh  che  ignoranza  !  Cla.  E*  qui  giunto 
Un  certo  giovanotto ,  che  lì  dice... 
Che  fo  io  . . .  Di  un  fìlofofo  ftudente  •  «  • 
Io  Comma  vuol  parlarvi. 
Rofma  Cameriera  a  me  fè 
Tale  imbafeiata  •  Pet.  Si  :  qualche  difcepolo , 
E  domanda  di  me  ?  Cla.  Con  gran  premura. 
Fet.  Oh  quefto  venga  pur,  venga  a  drittura. 
Cla*  Sì  fignore  .  parte  . 
Het.  Un  difcepolo  ì 
Eh  sì  ;  della  mia  fama 
Av  à  ìntefo  il  rumore , 
j£  vgrrà  fa/fi  anch'  elfo  un  mio  uditore, 


SCE* 


54  ATTO 

SCENA  Vili. 

Giuliano  trave/fi  to  da  Studente.,  e  detto* 
C/#.OAlve  tu  ,  domine  ; 
O  Argatiphontidas 
Tibi  falutem 
Mittit  per  me  , 
(  Già  poco  intende 
Per  quel  eh'  io  credo  .  ) 
Pro  j Ilo  accedo 
Nurtc  ego  ad  fe  . 
Pet.  (  Parla  fempre  latino  !  )  Ben  venuto* 

Tu  difcipulus  ?  Sì  ...  io  vi  faluto  . 
Giù.  Tu  loqueris  latine?  Pet.  Io  ?  Siffignore, 
Latine  ;  ma  loquebis  tu  italianum  ? 
Che  intendebo  affai  plus  ,  che  ultramontanum* 
Giù.  (  Che  afino!  )  Pet.  Sedebitis, 

Et  dicite  pur  sù  quantum  volebitis.  Jiedono* 
Giù.  (  Vo  feguitare  un  poco  .  ) 

Nofcis  tu  Argatiphontidarn  ? 
Pet.  Sic  cum  fopportazione  ,  ma  iftum  falem 
Non  fapio,  fe  fit  homo,  aut  animaletti. 
(  Eh  :  mi  porto  anche  bene*  ) 
Giù,  Philofophus  eft  ifte  , 

IHuftris,  perilluitris  ,  illuftriffimus  , 
Tet.  Profunditatis  largarci  reverentiam 

Facio,  ad  fuam  illuftriffimam  fapientiaiH  $ 
Ma  nos  parlamus  ficut  altras  gentes  , 
Perchè  latinum  ligaverunt  dentes. 
Giù-  Italiano  fi  parli  . 
Egli  in  Grecia  ftudiò  fìiofofia; 
L'  Aftronomia  in  Egitto  , 
La  magia  fra'  Caldei , 
E  la  cabala  ancora  fra  gli  Ebrei . 
Seco  portò  crocioli  ,  vafi  ,  .pentole, 
Lambicchi ,  ftorte  ,  piante  ,  e  quadrupedi  9 
Rettili ,  insetti ,  fali  nitri  3  e  graffi  • 
Mamma  egli  è,  Signore, 


PRIMO.  35 

tJn  filofofo  infigne ,  un  gran  Dottore  • 
et.  Lo  credo  ben ,  lo  credo  .  _ 
\u.  Vi  conosce  per  fama*  Egli  vi  appella 

Lanterna  de'  Filosofi  , 

Salsa  de*  Letterati , 

Pafticcio  de'  Scientifici , 

Intingolo  de'  Dotti  ,  y 

Insomma  egli  è  Signore,  _ 

Un  Filosofo  infigne ,  un  gran  Dottore  • 
et.  Mi  cenofee  per  fama, 

E  con  tanti  bei  nomi  egli  mi  chiama? 
"tiu  Fa  di  voi  tanta  ftima  , 

Che  per  di  qua  pattando  , 

Or  che  ritorna  ne' paefi  fuor, 

Brama  di  ftar  due  giorni  infiem  con  voi* 

et.     Venga  pur  ,  eh' è  il  ben  venuto  , 
11  Filofofo  eccellente  , 
E  con  eflb  il  suo  ftudeate 
Qui  onorato  reitera. 

■iu*    Onorare  il  mio  Maeftro  , 

Che  di  onore  egli  è  ben  degno  # 
Lo  ft  udente  ha  un  alrro  impegno  % 
E  di  qui  partir  dovrà  • 

et.     Ma  vi  prego  ... 

tu.    Non  vi  è  cafo: 

Son  di  voi  ben  persuaso  9 
Ma  partenza  deggio  far. 
1.    Per  rispetto  ,  per  amore  , 
Concedete  >  mio  Signore  , 
Ch'  io  vi  pofla  pria  baciar  .  (a) 

?/,     Se  di  attender  voi  fiete  contento  , 

Vado  ,  e  torno  in  un  solo  momento 
Vò,  moftrarvi  una  figlia  ,  che  tengof 
Che  in  falere  T  eguale  non  ha. 
SI  Signor  t  la  vedrò  con  piacere  . 
{  La  Clarice  mi  ta  di  vedere.  ) 

fi  eitti 
)  Si  abbrwmw  con  &timw*% 


t5  ATTO 

Ciu.  ^  Quella  figlia  se     ,  ^  .      ~  . 
F*l  «2  Quella  figlia  che  aI  Padre  ^miglia 
Giù.  ^  Effer  deve  .  ,    '  . 

Pet.  a%  &'  per  certo  una  Sran  mita'  W 
S  C   E   N   A  IX. 
Clarice ,  £  Giuliano  in  di/parte  » 
C/tf.  Cospirando  notte  e  dì  , 
O  Poverina  ,  me  ne  vò . 

Tutto  il  mal  Fho  dentro  qui, 
E  rimedio  alcun  non  ho  .  (b) 
Giù.    Ancor  io  faccio  così .  » 

E  più  calma  aver  non  sò...  (c) 
Cla.     Non  è  quefta  ,  Signor,  la  creanza' 
D'inoltrarli  così  in  una  ftanza , 
Gli  altrui  fatti :  per  ftare  a  fenfir# 
Giù.    Non  fuggite  s*  prefto  ,  fermate  ; 

Quale  faccia  fia  quefta  oflervate; 
Queir  io  soa  che  voi  fate  languir. 
CLu     Voi  Giuliano  i   Giù*  ài  cara  ,  carina» 
Cla.     Come  ? 
Giù.    £itto  .  .  . 
Cla.     Ma  come  ? 
Giù.  Tacete,. 

Tutto  tutto  fra  poco  faprefe. 
Cla.    ^  Gente  viene  :  convien  fepararfi  , 
Vìu."*   Per  non  farli ...  auì  prefto  feoprir.  (< 

S   C    E   N  *A  X. 
t  Petronio  ,  Calandra  ,  ed  i  Fihfcfi  feguaci  d\ 
Petronio  f  e  Clarice  in  dijfarte . 
^Pet.  riverisce  con  gran  piacere 

Cas.£j  Chi  la  notizia  ci  fa  fapere 

Di 

(a)  Parte  Petronio  ,  e  Giuliano  fi  ritira  nel  fot* 
do  della  Scena 

(b)  Giuliano  se  le  avvicina  fenza  cK  ejfa  se  t 

accorga. 

(e)  Clarice  f  interrompe  con  isde*no . 

(djf  Clarice  fi  ritira  in  diparte  £$r  ojfwvart* 


P   IV  I   M  O.      #  37 

Di  Argat.fontida,  che  a  noi  verrà. 
Chi  sono  quefti  ? 
I3*/1.    £on  letterati  . 

(Quello  di  Luna  ne  sa  moltiffimo  : 

Nella  poetica  qucfto  è  braviffhno  . 

Wa  poi  vi  priego  ,  date  un'occhiata; 

De\  letterati  la  letterata  , 

Al  voftro  fianco  gii  se  ne  Éà»  (a) 
Giù.    Ben  mi  congratulo.  Lafciate  almeno, 

Che  per  trasporto  la  Aringa  al  teno.  {è) 

^eJ*  a  %  No,  no  ,  sbagliate  ,  quella  non 

Cut*    No  ? 

Ptt*     No:  voltatevi. 

Cas.    Badate  a  me. 

Giù,-   Iu  voi  contemplo,  e  ammiro  ^C^# 

La  faenza ,  e  la  dottrina , 

Ma  poi  in  quà  mi  giro» 

Per  dare  un'  occhiatina 

Ad  un  oggetto  femplice, 

Che  bello  affai  mi  par  • 
Cas.    fogge  rro  è  affai  triviale 

Per  un  ó\  è  letterato  : 

Colei  non  ha  ftudiato, 

E  mai  non  può  allettar* 
TU,     ^Badate  alla  dottora  , 

Che  ha  ingegno  sopraffina  : 

Che  sa  parlar  latino  , 

Che  sa  citar  gli  autor  . 
Ma  per  piacer  f  sorella, 

Bifogna  effer  più  bella  , 

&  i  libri ,  no,  non  servono 

Per  ispirare  amor. 

B   2  Cas* 

(a)  Accennando  Calandra  . 

(b)  Guardando  Clarice  ,  *  Cafondra  và  ab* 
bracare  la  frima  » 


a9  ATT  0 

Cas.    Quefta  qui  è  un'  impertinenza , 

Che  da  voi  non  vò  foffrir. 
eia.     E  Ja  voitra  è  un'infolenza: 

Siete  piena  vói  di  ardir. 
Cas,     Baldanzofa  .  .  . 
Cia.  Invidiofa. 

A  2.    Non  mi  ftate  a  provocar . 
J?ef.     Via  tacete  :  non  è  niente  .  .  . 
Gas.     Se  mi  feordo  la  morale  •  •  . 
Cla.     &e  mi  fi  altera  la  mente  .  .  • 
Giù,    Via  tacete  ;  non  ci  è  male  • 

tm  a  2#  ^on  'a  ^G^°  foPPortar  • 
Tuffi.  Ecco  per  niente  affatto 

Che  fi  altera  il  cerve'Io  , 
E  nascer  può  un  flagello, 
Da  farci  beffeggiar  , 
Silenzio  qua  fi  faccia  ; 
Si  adopri  la  prudenza  : 
Bifogna  aver  pazienza  > 
Per  non  precipitar» 

Fine  dell'  Atto  Primo  • 


ATTO  n* 

SCENA  PRIMA* 
Camera  . 
Petronio  Jolo  . 

POichè  viene  il  famofo  Argatifonttda , 
Non  voglio  che  due  giorni  in  cafa  mia$ 
Ma  voglio  che  due  mefi  egli  ci  ftia. 
Prima  di  rutto  dunque  è  neceffario 
Sbrigarti  di  Clarice  , 
Perchè  nella  mia  caia 
Non  vò  che  Argatifontida  ritrovi 
Se  non  feienza  ,  e  dottrina  ;  e  in  quefto  modo. 
Provandone  diletto, 

S*  invoglierà  reftare  entro  il  mio  tetto,  farti» 

SCENA  IL 

Clarice  ,  indi  Petronio  colli  fuoi  Studenti  • 

€la.  Poco  può  ritardar  Giuliano  ancora, 
E  per  quanto  mi  diffe  , 
In  qualunque  man'era 
Sua  moglie  efler  potrò  per  quefta  fera  • 

b  2  m 


ATTO 


Tet.  Di  te  appunto  cercavo  .  Afcolfa  m  poc®  I. 

Giacché  reco  parlando  D 

Di  fcienza,  e  di  dottrina,  va  del  paro  ! 

Col  voler  peftar  l'acqua  entro  un  mortaror  I 

Così  vorrei  fapere,  il 

Con  parlare  {incero  ,  & 
Qual  ''idee  fornii  almeno  il  tao  peiifier^»  '  $ 
CI&  Siflignor  ,  lo  cenfeflo  :  io  non  for^  nata 


Ancòr  io  inclino  a  popolare  il  mondo 
JFfc£  Beniffimo:  e  cotefta  inclinazione 

Si  accorda  appunto  colla  mia  intensione  * 
;    Perchè  intendo  ,  che  prefto 

Tu  ti  debba  fpofare,  e  che  fia  il  vero, 
|    fòcione  ,:  o  pur  Leandri 

I  Da  fc  egli  e  re  io  ti' addito*  > 

Ida  Ditemi  per  compare,  o  per  matita? 
\Fet.  Dico  per  tuò  conforte  * 
ìcia.  O  l'uno,  e  l'altro? 
"Tei:,  Sì  ;  o  V  uno  ,  o  l'altro  . 
! €Lt.  Eli!  Jìrinp 'enSfi  nelle  /falle-*, 
mek  Co  fa.  intendi?  {piegati.  CI  a.  Signor  Pàdte* 
Se  vi  piace  così,.. .  di  contentarmi: 

II  Io  non  ho  volontà  di  maritarmi  .  {a) 
Fé*.  Signora  figlia  ;  ed  io .  . .  così ,  feufate  t 

!    Ho  volontà,  che  voi  vi  maritate  ,  (b) 
Cla.  Vi  domahdo.  perdono  • .  *  Signor  Padre,  fcf 
{Set.  Vi  chiedo  feufa     .  Signora  figliuola  ,  (d) 
€la.  lo  fon  ferVa  uifriììfRira 
jl   DeK  Signore  Leandro,  * 


Sìa  con  sua  permiflione  f 
Ho  fi/To  nel  cervello 
Di  non  voler  fposar  queflro  ,  né  quello*. 


(a)  Tacendo  uriti  riverenza  .  (b)  ContYafacendAd* 
(c)  ducendo  riverenM  .^  (d)  Contrafacendola. 


Per  figurar  da  donna  letterata, 
E  quai  fian  le  mie  idee  non  v 


E  del  Signor  Fòcione  " 


Per. 


SECONDO. 

■  Ed  io  son  servitore  ; 
Della  Signora  figlia  ; 

Ma  con  sua  permiane  ;         5ocione.  «j 
Dovrà  spofar  Leandra ,  o  pur  *o 
l  Quefto  poi  Signor  Padre  ,  non  ww 

a.  Non  lo  voglio  ,  , 
Non  lo  prendo, 
Nonsignore  ,  signor  no  . 

it.     Che  lo  spofi- 

Io  ben  pretendo , 
Siffignora ,  io  così  vo  * 
la.     La  vedremo. 
>et.     Certamente  : 

Di  tuo  Padre 
Uom  sapiente 
Devi  far  la  volontà. 
Èc    Saria  bella  in  verità . 
?%\     Bella,  o  brutta.,  la  vedremo. 
Cla.     No!  faremo--.        Lo  faremo... 

da.    No . . . 
Pit.     Sì ... 
Cla.  No... 
Pet.     SI  . .  • 
.Cla.  ■  No... 

?a    La  vfdrem      l'è  cosi.    Parte  Ci*. 
S   C   E   N.  A  IH- 
Tetronto  ,  e  p,<i  Caff  andrà  . 
Té*  CT^l  è  giammai  ritrovata 

O  Donna  più  di  cortei  satanaffata  ? 
Cas.  Creilo  sù  ,  caro  Padre  :  r 
Oh  quanta  gente  !  oh  quanta  contusone  , 
pet.  Che  cos'hai?  Cofa  è  fiato? 
Cas.  11  filosofo  atteso  ora/è  arrivato  . 
P«t  E"  giunto  Argatitpntida  ?  ah  cara  figlia,- 
duefto  è  il  tempo  di  far  fi  onore 

g.    4  VaU» 


31  ATTO  ? 

Con  queft' arcade  di  virtù. 
Spiega  pur  la  tua  lingua  : 
Fa  pompa  della  tua  dottrina  : 
*:  Fa  veder  quanto  sai , 
E  fa  che  io  fento 

Che  refti  ammirator  del  tuo  talento» 
€as.     Di  mie  virtù  fi  curo 

Deh  fiate,  o  Padre  amato: 

Ognun  ftrafecolato 

Del  mio  faper  farà. 
Io  fon  Peripatetica , 

Ed  in  amor  Platonica  f 

Aftronoma  dottiffima  f 

Supero  Tolomeo, 

Uguaglio  il  Galileo  , 

Copernico  ,  e  Ticone  f 

Cartefio ,  con  Neutone  , 

Addiètro  refte>à. 
E  nella  geografia 

Non  cedo  a  chicchera; 

Del  Mondo  tutto  intero 

La  quinta  parte,  io  fpero, 

Da  me  fi  troverà  .     parte  « 
Pet.  Prefto  preftò  a  riceverlo,.,  (a) 
Olà  .  .  ♦  sedie  . .  .  rinfrefchi .  • . 
Ma  fin  giù  delle  fcale 
Ch'io  vada  ad  incontrarlo  ora  conviene». 
Ma  non  fono  più  a  tempo  • ecco  che  viene 


;  sce- 

(z)  Vengono  fervi  *  cogli  abitile  fìrucat  , 
Vttronio  fi  vejie  di  giamberga  * 


«ECO  nljp  cr. 


3* 


SCENA  IV. 

fétronto  i  e  Giuliano  da  vecchio  cadente  col  nom& 
I  dì  Argaùfontida ,  Jofienuto  da  due  Jìudetfti  , 
e  seguito  da  di  ver/i  altri  f  che  portane 
alcune  cofe  fervienti  allo  Jìudio  $ 
indi  Clarice* 
Ciu./^On  anni  cento  addoffo 

Vi  abbraccio  come  poflb  9 
Per  fegno  di  amidi. 
ViU     Che  fiate  il  ben  venuto: 

Vi  abbraccio  ,  e  vi  faluto* 
Mia  cara  antichità  . 
Datemi  qua  la  mano  : 
Mettetevi  a  feder. 
Ci**    Ahi,  ahi.     deh  fate  piano, 
Oh'  io  fentomi  doler ,  (a) 
Fet.     (E*  pieno  di  malanni.) 
Giù*    Ah  compatite  gli  anni-,  (6) 
E  il  lungo  mio  ftudiar  • 
FtU     (  Io  temo,  che  fi  dica, 
Che  quefti  in  cafa  miai 
Venuto  óa  a  crepar*  ) 
Giù*    Un  poco  di  catarro  to/fendo* 

"v  Talor  mi  dà  tormento... 
Tet.     Lo  fento  ben  ,  lo  fenfo . 
Giù.    Ehm  . . .  ehm  .  • .  ehm  . . .  ehm  • .  9 
Vtt.     Via  ,  via  .  . .      To/fend<j  ancht  PeU 
di*   (Ah  che  la  polmoriia 

Mi  viene  ad  attaccar  !  ) 
tet.  Oh  fra  lodato  il  Cielo; 

Che  vi  fiere  quietato!  A  quel  che  intefi# 

Voi  avete  viaggiaro 

Per  diverfe  regioni  t 

Per  potervi  arricchir  dr  cognizioni» 

B   5  Gì* 

(a)  Lo  fanno  federe  . 

ih)  /garrotta  dalla  toj** 


34  M'  T   T  & 

dui  Certamente  .#  Nauficrate  ?  (a) 

Vedere  voi  ?  di  qua  e  4i  la  ho ■•'viaggi a£Gfc* 
Poi  di  qua  fon  pafiato/ 
E  verfo  il  mezzo  giorno 
Facendo  poi  ritorno  , 
E  a  dritta  ver  Levante  , 
E  a  fmiftrai  a  Ponente,  . . 
Capite  voi,  o  non  capite  niente  *f  (èfr 
$ct.  E  ehi  non  capirla  * 
(  Oh  coni  è.  franco  nella  Geografìa!  ), 
Pur  dopo  tanti  viaggi,  e  tanti  ftud; 
Con  un  fecolo  d'anni a  ben  guardarvi  r 
In  verità  ,  che  fotto  il  pel  canuto  , 
Sembrate- un  giovinetto  un  pò  barbuto  », 
Giù.  Sì  si;  vi  dirò  io  .  VidriE,  è  Torà 
Che  già  nelli  cent*  anni. 
Mi  devo ,  rinomar  .... 
Fet.  Come?  che  dire  ? 

Dovete  rinomarvi  £ 
Giù.  Io  vidi  nel! ■  'Arabi*  la  fenice  ,, 
E  udendola-  cantar  ,  dai  fce  lìngu^ggio^, 
Com*  ella  faccia  a  nnovariì  intefi  ; 
Onde  quefta  martini 
Bevei  ci.  già  la  prima  medicina  . 
Set.  Che  Tento!  oh- che.  gran  cole!  Voi  capite;: 

il  parlar  degli  uccelli c.  (e)- 
&m  A  voi  non  fo -negarlo  . 
Telamone  ?  ecco  qjrà  «,  (dì 
Iter  capir  delli  uccdh  il  parlar  vario, 

E*  que^ 
;       '  '  ■'■  m  k  -  ■  '"'^ 

^)  Chiama       d&  fuoi  Jìuhinti  j  c%e  viene*  col- 
uti, mappamondo  . 

Fa  girare  con  - velocità  il  m  a ff  amondo  accent- 
uando c<sl  dito  varie  Jìtuaziont . 
(e)  Si  alza  con  tra/porto. 
(d)  cVamar  un  Juo  /calare  $i  che  vie»*  owm* 
£<m  tifava 

■ 


SE  C  0  W  W  0 .  3§ 

fe*  q'ueftb  un  accurato  Dizionario,  (a} 
\t.  Oh  benedetto  l  oh  Gove!  io  ti  r  ingrazio v 
Di  baciar  V  uno  e  l'  altro  io  non  mi  fazio  • 
Oh  quanto  d'impararlo  anch'io  desio! 

/«.  Tutto  v*  infegnerò  quel  che  so  io  • 

fa.  (  Quello  effer  dee  Giuliano  . 
Io  mi  voglio  accollar  per  offervarlo . 

p,  Che  carattere  è  cjuefto  indiavolato  ! 

'la..  (  Siete  voi  ?  )     <rW  orecchio  di  GiuU 

ìiu*  (  Sono  io  ,  idolo  amato  .  )  (& 

%et.  Oh  !  io  qua  non  intendo  una  parola  ì 

la.  (  Come  faremo  ?  ) 

ri».  (  Io  vi  darò  la  fcuola  .  )  (c) 

et.  Ben  vi  farò  obbligato.  Per  efempio, 
Qua  che  cofa  vuol  dixi  additando  unfito  del  librai 

tiu.  Ciri  cicì , . . 
Parlare  della  paffera.  (d) 

W*  (  Cioè  ?  ) 

ttu.  (  Ma  il  Pàdrc  deve  acconfentìrc .  )  a  Clan- 
m.  Oh  buona!...  e  quà? 
&m  Cicli,  cich..  o~ 
?èt.  Cioè  2 

&u.  (  Credete  a  me  ,  meglio  è  fuggire.  )  a€lì& 
Bel.  Oh  bella  !  Ciri  ci  .  . . 

Vu  )1  dir,  ma  il  p  idre  deve  acconfentire  * 

K  cich  ,  credete  a  me  meglio  è  fuggire . 

Chi  l'avrebbe  penfata  !  fi  accorge  di  Clan 

Ma  cosa  fai  tu  là  ? 
0a»  Ci  fon  venuta  per  airiofità  • 
Giù.  Va  via  di  qua  ,  ignorante  . 
Cla.  Di  tai  cofe  ancor  io  fon  dilettante* 

B    6  G'tu  , 

(a)  Pet.  buda  replicai  amente  GiuU  ,  e  pA  il  H&ro9- 
che  prende  dalie  mjni  dello  Ji udente  . 

(b)  Seguita,  fempre  a  parlar  fatto  voce  con  Clar* 
(e)  Di  un  tuono,  che  Petronio  /ente >,  e  crede  cài? 

a  lui  parli  Giuliano  .* 
feiy  Si  rivolge  di  huqw  a  parlai  con  Clarice. 


3*       ,        ATTO  ] 
Cìu.  Chi  è  queffo  ragazza  ?  Pet.  Ella  è  mia  figlia  ; 

Ma  nemica  allo  ftidio,  calla  dottrina; 

E  al  rózzo,  c  al  material  foltanto  inclina,  j  ' 
Giù.  Oh  !  pur  lafàate  . .  .  io  fcopro 

Da  que*  fegni  che  ha  ingegno  foprafino. 
Ch.  Fate  voi  I*  indovino  ? 
Giù.  Sì ,  figlia  mia  •  Se  voi  qui  mi  lafciafte  a  VeU 

MezV  ora  fol  con  lei  , 

Amica  dello  ftudio  io  la  farei, 
p*/.  Ve  la  lafcio  anche  un  mefe  .  Il  Ciel  volefsc  • 

Refta,  refta  con  lui:  ascolta,  e  impara, 

E  fa  quel,  che  ti  dice.  V#  I  < 

Vado  frattanto  a  far  ,  che  fia  alleftito  *  Giù. 

11  voftro  appartamento. 

{  Oh  quanto  del  fuo  arrivo  io  fon  contento!  \  j 
Bada  bene,  Signorina, 
Di  non  far  la  fchizzigrtofa; 
&  ubbidirci  in  ogni  cofa. 
Tel  comanda  il  Genitore  . 
Favorite  qua  la  mano  ,  (a) 
Bacia  pretto  con  rifpetto.  .  r 
Offervate  quel  vecchietto 
Cam*  e  pieno  di  buon  cor  ♦ 
Ratta,  baila,  caro  amico  ; 
Non  le  date  confidenza* 
Tu  rifletta  la  fua  fetenza; 
Ve  la  lafeio  ,  vado  via  . 
Ah  non  può  la  gioja  mia 
Certamente  efler  maggior*    vis  è 

SCENA  V. 

Giuliano  ,  Clarice  ,  e  gli  Jludenti . 
Giù.   A  Ndate  pur  voi  alrri 

ji  \  41  tutto  ad  apprettar,  come  vi  ho  detto ,  ( 

E  quan- 
ta) A  '  hrice  ,  che  prende  la  mano  di  Giulian  a 
e  quel  fi  prende  quella  di  Clark**  baàa»doJeÌ0~ 
-  JcAmbjtvQlmeuti* 


SECONDO,  4  '3? 
E  quando  tutto  è  pronto  ,  io  qui  vi  afpetto.  {a) 
Fin  ad  ora  va  il  tutto  a  maraviglia. 
Idolo  mio  adorato, 
Il  GalefTo  è  ordinaro, 
Che  al  forger  deli*  aurora 
St  ritrovi  alla  porta  del  giardino  , 
Ed  il  tempo  fiflato  è  già  vicino  . 
Ciafcun  di  lor  del  nofiro  matrimonio 
Sottoferi  ver  farò  da  teftimonio. 
Ma  voi  pena  mi  fate  ! 
Perchè  mefta  così  ?  cofa  penfate  ? 
Cla.  Ah  caro  Giuliano 
Come  volete  voi  eh'  io  fia  tranquilla 
Temo  che  in  tutti  i  momenti 
11  Padre  vi  scopra 

E  allor  faria  flirto  il  bel  dell'opra. 
G/«-  Non  dubitar  Carina  ; 
Fidati  pur  di  me 
Ceffo  di  tormentarti 
Da  tutti  i  dubbi  ,  e  timori 
Che  fpero  in  pochi  iftanti 
Contenti  t>;>ien  faranno  i  noftri  cori  • 
Chi  lo  mi  fido  di  voi 
Ma  non  farebbe  u  cciso 
Trovar<'q.tiK$tt^dltro  inganno 
Che  d'  eflè  r£  coftretti  a  fuggire  ♦ 
Gii*.  E  beh  pei  ft.ro  ad  alerò 
Miglior  \ ^nito 
Vivetene  fi  cura 

E  lafeiatene  a  me  tutta  la  cura. 

SCENA  Vf. 

Petronio   in  di /parte  ,  e  detti  . 
(  T   A  mia  curiofna  mi  .fi  tornare, 
L/  Per  Meritar  q  jel  che  le  ila  a  infegnire, 
Cla.  D  .nq.ie  n  m  m*  incannate  ? 
Gtu  Su  q.iefta  man 'eh9  io  bacio  a  voi  log>un* 

CU,  \ 

là)  Parto*?  1$  JìuUtUt  •  I  ; 


38        %  ATTO 
tla.  Anch'  io  fu  quefta  man  ve  lf  afficu*fc# 
Fet>  (  Come  ?  cofa  vuol  dire?  ) 
Giù.  Sì ,  figlia ,  sì  :  potrò  ringiovinire  {a) 

Allor  che  quefta  mano- 
1  II  pel  canuto  tolgami  da!  mento  ; 
Ma  {erbate  il  fegreto  ,  «  il  giuramento 

QjjeUo  eh'  io  vi  ho  promeffo  y, 
Sara  da  me  efeguito  v 
Wm  Avrete  voi  sentito,,. 
I  Che  ìa  fenice  per  nnnovdlarf,  f 

Sen  vada  ad  abbruciarti?  non  è  vero  ;: 
Sol  dopo  alcune  droghe  trangugiate 
Si  fa  levar  ie  penne  sue  invecchiate  , 
ìnfomma  fe  mi  avrete 
li  Grata>  riconofeema , 

Figlia,  v' infognerò  la  mia  gran  feienza. 
pf.  (Più  non  so  trattenermi,  y  Ah  !  permettete 
Che  io  vi  abbracci  r  e  vi  baci  » 
Per  quello  che  ho  fentito-;  ; 
111  QUandò  farete  voi  ringiovinito  ? 
Alle  due  della  notte 
K  alia  voftra  prefenza  ; 
Pofcia  a  voi  fteiTo  il  modo  infegnar  voglia 
Tf  andarvene  inviabile  3 
Infomma  vederete  ,  Mentirete  , 
E,  qu'àì9  uom'0  io  mi  fia  ,  domain  faprctev* 
Ber  cienza  ,  <é  per  dortriha  l 
Non  la  cedo  a  chi  fi  fBf* 
Poffieìfo  la  magìa. 
So  htn  vaticinar. 
Per  tanto  a  voi  predica  ,  *  fiti 
Ch' un  ;-  die  v  i  fa  I*  amico  \ 
■Vi  deve  corbellar* 
Lei  f  po  ter  a  fra  poco  a  Cl<t. 
Chi  voi  non  vi  fognate! 
Ma  non  vi*  dubitate.* 

C*fc^" 

&  Àwtdtndoji  Ji  Petronio  ih. 


SEt  OND  ©  .  39 
Ctiè  il  Re  <fc?$  gtten6feni0tòv  ' 
Coftui  fi  può  chiamar, 
©h  !  quello  non  è  niente  : 

10  fon  cosi  eccellente  , 
Ghei  Socrate  ,  e  Anaffagora  . 
Diogene  ,  e  Pitta  gora  , 
Demoitene  ,  e  Platone  , 
Lucrezio ,  e  Cicerone 

Eòtrian  da-  me  imparar  .  'gjsfték 

S    C    E.  N    A  VII. 
Petronio,  e  Clarice. 
PeL  /AH  mi  pare  di  si .  Tu  bada  a  hai"; 
\Jf  Che  dotta  ancora  pm  di  tua  forell^ 
Fra  poco  diverrai  , 
E  allor  molto  più  cara  a  me  farai , 
Cla.  Sotto  di  un  tafc  maeftro 

Studi erò  volentieri    anzi  in  tal  modo 
Mi  piace  il  fuo  infegnare  , 
Che  feco  tutto  il  giorno  io  - vorrei  ftare*  - 
Di  mia  obbedienza  in  fegno, 
Per  darvi ,  o  Padre ,  un  pegno  ^ 
Preffb  del  gran  filofofo 

11  tempo  paiferò  ». 
Q^eft'alma  lieta  -,  ognora* 

Farà  con  lui  dimora  : 
Le  fcienze  filofofLhe 
Bt*n  prefto  imparerò •«..  , 
t  Col  mio  Giuliano  amato 

Mi  farà  il  tempo  grato  ;       .  : 
Ee  fiamma  del  mio  core 
Con  lui  d/viderò  .  )  parte  •  <r 
Va,  va  pure  da  lui  .  Quella  è  la  voltai 

Che  dtvifrt  la  mia  cafa 

Un'arta  di  dottrina  ; 

Ed  io  mi  chu  nerp  per  eccellenza  , 

&alfa*  paibicia,  c  intingolo  di  icienza  .  ma 


A   T  T  » 

scena  vnr. 

Giardino  con  fedili  di  erbe.  Notte, 
e  Luna  rivendente  . 
Cajf  andrà ,  ed  i  filof&fi  feritaci  di  Petronio  • 
Cas*     T   *  Ora  cheta  ,  ed  opportuna. 
JL^J  II  bel  raggiò  della  luna  , 
Qui  m' invita  a  paleggiar  . 
Coro    Tra  il  filenzio,  e  l'aer  nero, 
deìlifti4~  Più  raccolto  fta  il  penlìero  ; 
denti.     Si  può  meglio  meditar  • 
Cas.    Provo  in  fen  certo  dsfìo  , 
Che  capire  non  pofs*  io, 
E  ci  vò  filofofar  « 
Coro    Tra  il  filenzio,  ali  *  aer  nero  , 
delti  Jiu-  P^ù  raccolto  ftà  il  penfìero  ; 
denti.     Si  può  meglio  jiìeditar.  {a) 

S  C   E   N   A  IX. 

Petronio  ,   e  detti  . 
Fet.     T  TI  cerco  in  ogni  lato, 
V    Alfine  qui  vi  trovo  • 

Hii  detto,  eh*  è  arrivato  a  Cai* 

Q  \e\  gran  portento  nuovo  ì 

lo  dico  Argatifontida  t 

Potete  ben  capir. 
uCaJè    Sicuro  che  1*  ho  detto  . 

A  ritrovarlo  andiamo;* 
\Pet.     Se  q*  ì  attendete  un  poco* 

E.  qua  dovrà  venir  . 

E*  vecchio  di  cent'  anni  t 

E'  pieno  di  malanni  . 

M  i  i  dire    e  \o\  ftupite: 

Ei  dee  ringiovenir  . 
Tutti  E'  q  «etto  un  gran  portento! 

Oh  eh* uomo 1  oh  che  talento! 

E'  cola  da  Uupir  i 

fa)  Siedano  fefaratemext*  • 


SEC  ONDO,  m 

SCENA  X 
Clarice  ,  e  Giuliano  col  fedito  di  f noi 
Studenti ,  e 

G/«.  TH)Er  prima  prova  della  *nia  fcienza, 
X    Voglio  di  turti  qui  alla  prefenza 
V  antiche  fpoglie  tofto  mutar  . 
Tutto  apprettate  voi  miei  ftudenti 
Voi  mi  ajutate  a  CU ,  voi  ftate  atteriti 
E  con  il  cantico  che  io  qui  prefentovi 
Vogliate  T  Èrebo  tutti  invocar  (a) . 

C^as a7  ^e  marav^'ia  &rà  mai  quefta  ! 
Pet.     Che  fcienza  incognita  ci  è  in  quefta  tetta! 
Coro    Tutti  Tettiamo  qui  ad  offervac. 
Giù.    Dunque  principio 

Noi  diamo  all'opera. 

Prima  di  tutto 

Or  qui  bifogna 

Che  ognun  di  voi 

Qui  fottoferiva  , 

Coni'  è  coftume  ,  %  h 

Il  proprio  nome, 

E  0  fin  dell'  opera  , 

Io  fon  ficuro, 

Che  tutto  bene 

Riufcirà  . 
Pa.     Bene  beniffimo  ; 

Eccomi  qua  . 
Cla.     (  Io  tutta  tremo  :       Ja  parte  a  G)uU 

Cofa  farà!  ) 
Gnu     (  Non  dubitate  ; 

Lafciaje  far.  ) 
Vi  prego  in  tal  momento , 

Per  il  felice  evento  , 

Volere  còl  cantico 

(a)  Va  à  etafeuno  ma  cat^ 


42  ATTO 

QuefFatto  accompagnar,  (a}* 
Coro    Sia  propizio  ter  Pluton 

Col  fi  in  fiin ,  e  col  flon.  flon  f 
E  rinovi  in  lei  l'età 
Per  virtù  del  Tapatà  , 

^  's  a2  Che  parole  indiavolate  f 

C/<*.    Seguitate  :  feguitate .  fi  replica  H  C'ora* 
G'tìt.    Tutto  quanto  è  fatto  già  / 
Pet.     Che  prodigio  !  che  facto  è  mai  quefto  ! 
Cia.a  3«    Stupefatto   ,  a 
Cas.       Stupefatta,  davvero  ch  10  reil°  ; 

Oh  che  giovane  bello  e  garbato  ! 

Qaafi  agli  occhi  dar  fede  non  sò. 
VeU     Deh  lafciate  che  almeno  vi  tocchi  .  .  • 
Ciu.     òi  guardate  ,  fentite  .  .  .  toccate  .  .  . 
Pet.     Ah  me  mefchino  !  cofa  mai  vedo  !;  [bf 
Cas,     Non  so  capire...  che  cof&  è  ftato? 
Pet,     Ah  cara  figlia  ,  fon  difperato  ! 

Sono  tradito  . . .  fono  ingannato  .  .  • 

Cotefto  è  un  perfido ,  un  impoftor  • 
£la,     f  Io  tremo  tutta  dalla  paura  ! 

Non  sò  ,  che  dire  ,  non  sò  che  fare 

Che  gran-  feonquaffo  fuccederà!  ) 
Giù.     (  Ali  che  la  cofa  è  troppo  d  ira 

Potere  ufc.re  da  quefto  imbroglio  !'  ) 
Pet.     Lafcia  ,  eh'  io  veda  cotetìo  foglio:  (c) 

Ciò  che  vi  è  fcritto  ,  vogl  o  offervar. 
Cla.     (  Ah  che  già  fento  che  il  mio  fpirito  , 

No ,  non  pia  reggere ,  no  ,  no ,  non  sa ,  ) 

Giù* 

fa>  Dopo  che  hanno  fotti  fcritto  ,  Giuliano  ripren* 
de  la  Jottof  ritta  da  Petronio  ,  e  mentre  canta* 
no  il  feguente  Coro  ,  ajutato  da  Clarice  ,  e  da 
fuoi  li  uhnti  fi  fava  gli  ibi  ti  da  filofofj  e  ri* 
mine  nel  fuo  proprio  veftito  alla  francese  • 
(b)  R.:fìa  attonito  conofcendola^ 
£)  Cm  trasporto  di  $degm  • 


S  E  c  o  n  DO.  4§ 

u.    (  Ah  fon  contento,  che  la  fcrittura 

Da  lui  èrmata  ,  l'ho  qui  ficura, 

Perciò  non  temo,  ciò  che  farà.  } 
\     Io  Petronio  Sciatica  .  •  .  (a) 

Mi  obbligo,  e  prometto  .  .  * 

Di  maritar  mia  figlia  •  c  • 

Cioè  Clarice  Sciatica  •  .  . 

Col  Sior  Giulian-  Tiburls».» 

Prefente  a'  tedìmonj.  (b)  * 

Mi  fottofcrivo  qua  . 
11  Sior  Giulian  Tiburla 

Mi  ave  burlato  già  . 
s.    E  quel  eh'  è  fcritto  ,  è  fcritto  p 

Nè  fi  può  cancellar. 
\té     Ah  infedeli ,  crudeli  ,  tiranni , 

Menfogneri ,  ripieni  d*  inganni , 

Come  un  padre  ingannare  così,  ? 
ito    Che  dìfgrasia  !  che  cafo  !  che  orrore  ì 
%    (  Più  non  parlo  :  fon  tutta  roflfore-  !  ) 
iu.    (  Oh  che  nozze?5  che  pene  !  che  giorno?  ) 
ts.    Son  rimarti  con  rabbia  ,  e  con  foorno  * 

Cosi  fanno  gli  amanti  oggidì  • 
la.  «Caro  Padre,  voi  dovete 
m  a     Perdonare  i  noftri  errori  9 

Se  nel  feno  racchiudete 

Un  tahtino  di  pietà . 
et.     Oh  che  arte!  oh  eh*  eloquenza !: 

Avvilito  io  fono  già  . 
%s.    Ma  ci  vuole  ormai  paz  enza  , 

E  laf ciarli  alfin  fpofar  . 
et.     O  per  forza  ,  a  pet\  amore  , 

Devo  dire  SifHgnore 

Via  su  dunque  io  lo  concedo  : 

F  gli  dotti  io  fol  vi  chiedo  , 

E  godete  in  fanità  . 

Tuttè 

)  Le^fe  il  contratto  del  Matrimonio hi 
))  Con  ironia ,  *  rabbia* 


T*"''        $e  fleto  £n»° 

Mift,  di  gioja  e  penai 
Oh  che  fatai  cimento 
CU.       Dl  fmania»  e  di  contento, 
Gii**  Arane  provar  mi  fa. 

2^,.  «2  Amor  provar  ci  fa . 

FINE. 


i